Apro un blog. Sì ok. Immagino tu abbia già deciso di cosa parlare, implementato un piano editoriale, studiato la sostenibilità del progetto nel tempo, che ti sia fatto una vaga idea di cosa sia la SEO, di come usare un CMS, di come fare seeding dei tuoi contenuti… no? Allora prima dovresti dare un’occhiata qui

Se però hai già superato tutti questi passaggi e sei ancora convinto di aprire un blog per la tua attività o semplicemente per legittimare una tua passione, allora ti sarai già imbattuto nello scoglio di trovargli un nome. Abbiamo già parlato di naming, ma un blog è un prodotto particolare (come tutti del resto) per cui c’è bisogno di qualche accorgimento in più.

  1. Top Level Domain. Cioè? Semplice, quali letterine vuoi che ci siano dopo il punto? .it, .com, .net, .org e chi più ne ha più ne metta visto che le sigle TDL sono ormai potenzialmente infinite. Ti chiederai, cosa cambia? Innanzitutto la probabilità che qualcuno se lo ricordi. <<Com’era la tua email .it o .com?>>, la domanda più in voga nel decennio scorso tra gli utenti Hotmail. .com e .it sono sicuramente tra i più facili da ricordare e .it permette anche di geolocalizzare il domino (stessa cosa per .uk, .fr, .us se operi dall’estero), per cui la scelta dipende anche dalla caratterizzazione geografica dell’audience a cui pensi di rivolgerti. Tutti gli altri sono sicuramente meno immediati da ricordare, per cui se il nome di dominio che vorresti utilizzare è già occupato, pensaci due volte prima di acquistarlo con un’estensione diversa, sei sicuro di giocare a tuo favore?
  2. Controlla la disponibilità. Non innamorarti mai di un nome prima di sapere se è libero o meno. Per controllare la disponibilità di un dominio il servizio migliore è sicuramente WhoIs, che permette anche di ottenere i dati di contatto dell’intestatario nel caso si voglia tentare di acquistare un domino già preso ma apparentemente non occupato da un sito. Spesso i domini vengono comprati come investimento, per rivenderli a un prezzo maggiore, a volte invece per reindirizzare ad un altro domino simile ed evitare di perdere utenti che sbagliano nel digitarlo.
  3. Semplice da digitare. Più è semplice, meno sono le probabilità che i tuoi visitatori lo sbaglino. Ma chi è che scrive direttamente l’URL del sito nella barra degli indirizzi oggi? Giusta osservazione, nonostante questa regola si faccia meno ferrea col passare del tempo e l’evolversi dei motori di ricerca è bene sempre cercare di rispettare questo requisito: un nome semplice è anche facile da ricordare. A tale scopo evita anche trattini e punti: cerca di essere lineare.
  4. Corrispondenza con le parole chiave. Riuscire a comporre il nome di dominio con le parole chiave per cui vorreste essere trovati è sicuramente efficace da un punto di vista SEO, ma se tutti seguissimo rigidamente questo principio i nomi papabili sarebbero finiti da un pezzo: se il nome è suggestivo cerca di abbinarlo a un pay-off che sia anche descrittivo, guadegnarai punti agli occhi delgi utenti ma soprattutto dei motori di ricerca (se saprai comunicarglielo. Mai sentito parlare di meta-tag?)
  5. Non dimenticare le regole base del naming!